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Lambret twist: impariamo a fare pubblicità con il Quartetto Cetra

Sono sempre stato affascinato dal Quartetto Cetra e, soprattutto da Virgilio Savona (per i pochissimi di voi che non lo sapessero: è quello con gli occhiali…) che considero uno dei più intelligenti, talentuosi e spiritosi musicisti italiani.

Vi basti sapere che quando ero piccolo veneravo il Quartetto Cetra almeno quanto i Beatles, da me considerati, a quell’età, come la sintesi irraggiungibile di tutto ciò che l’uomo aveva prodotto fino alla loro comparsa e per i quali nutrivo una forma di idolatria pura e radicale.

Mi si passi il paragone che potrebbe sembrare inopportuno (ma vi assicuro che ad un’analisi musicale non lo è per niente), da circa un paio di anni sono sempre più convinto che le operazioni musicali post-moderne di Virgilio Savona (e del Quartetto Cetra, of course) sono molto (ma molto) vicine a quelle di un altro geniale e spiritoso musicista: Frank Zappa… e prima o poi approfondirò nel dettaglio questo tema cercando di dimostravi la mia tesi! :)

Nel frattempo non sarebbe male per chi lavora nella produzione di spot ripassare le regole fondamentali della pubblicità con il Lambretwist del Quartetto Cetra. Siete Pronti?

1. Che inventiamo?
I quattro scienziati si interrogano su cosa inventare per semplificare la vita delle persone:

Virgilio: “Oggi professori, che inventiamo?
Felice: “Inventiamo l’automobile?”
Virgilio: “Ma l’hanno già inventata!”
Lucia: “E l’hanno parcheggiata?”
Virgilio: “No”
Lucia: “E allora sorvoliamo…”
Tata: (indispettivo) “E allora che inventiamo, che inventiamo?”

2. La promessa del Quartetto
Non si sa ancora cosa inventeranno i nostri “Professori” ma veniamo subito informati del “come” sarà:
…qualcosa che vi faccia strabiliar: un cocktail fatto di genialità, di dinamismo, di eleganza, di potenza, tutto quello che può darvi la felicità…”
Che per me potrebbe andar bene anche come definizione tout court del marketing…

3. Unique Selling Proposition


Dopo aver elencato i componenti del nuovo prodotto – “prendiam due ruote e le mettiamo qua” e “un bel motore che veloce va” -, ecco presentata la USP ovvero, come sostiene Alastair Crompton, quell’unica “caratteristica del prodotto che nessun altro usa e che può essere fatta propria”, qualcosa di “unico al mondo” insomma, in grado di rappresentare quel prodotto (e solo quello). E cosa rappresenta, più di tutto la Lambretta se non il “clacson dalla voce originale”? Notate qui come il clacson sia integrato perfettamente nella linea melodica della canzone.

4. Le caratteristiche
Si prosegue poi con un elenco di caratteristiche tecniche del prodotto: la nuova linea e il freno a disco (“novità”!) in grado di rendere la Lambretta allo stesso tempo un mezzo “sicuro” e “veloce”.

5. Le promesse della Lambretta
Inoltre, se non bastasse, eccovi la promessa: la Lambretta vi porterà ovunque (“in capo al mondo ti porterà”) e per giunta in “allegria”.

6. Lambret twist
A questo punto giunge il vero colpo di genio dello spot: gli scienziati hanno inventato il prodotto e ne hanno descritto le caratteristiche ma sentono che manca ancora qualcosa e infatti Lucia chiede ai suoi colleghi “e dopo la Lambretta che inventiamo?”
E la risposta è unanime e per niente ovvia: “inventiamo il Lambret twist

I “Professori” mostrano quindi il nuovo ballo con cui pubblicizzano il prodotto: la musica ci ricorda le “novità” tecniche attraverso il suono del clacson mentre il ballo rappresenta proprio l’essenza stessa dell’atto pubblicitario: proporre una “moda” e, insieme, una tipologia di utilizzo del mezzo innovativa.

Insomma, per analizzare con termini sociologici tutto questo si potrebbe parlare dell’attualissimo ruolo del consumatore/produttore che ri-semantizza gli oggetti del consumo rendendoli propri e attribuendo loro significati che nemmeno i prodotturi avevano mai pensato; si potrebbe giungere così, a ritroso, alla concezione della “produzione del consumo” di Michel de Certeau e addirittura a Marx e al ruolo di quello che lui definiva “finish del consumatore“: una sorta di surplus di valore attribuito dal consumatore alla merce… ma fermiamoci un attimo e torniamo al Lambret twist!

Una volta presentato, il Lambret twist, viene declinato in maniera divertente e così si scopre che il ballo non solo è già famoso ovunque: tra “le maracas e le piante di banana”, “nelle notti indiane” ma, con un maestrale ricongiungimento, che addirittura tutti i musicisti dello spot (“chitarrista”, “batterista”, “trombonista” e persin “contrabbassista”) ballano già il Lambret twist.

7. Invito all’acquisto
A questo punto, visto che tutti (ma proprio tutti) usano la Lambretta ballando il Lambret twist nelle situazioni più disparate cosa volete che sia “tornare” ad uso più “tradizionale” del mezzo?
Ecco che allora la Lambretta viene presentata anche per quello che in realtà é: uno scooter per andare in “riva al mare”, a “lavorare” e, all’occorrenza anche per portare la propria moglie “all’altare”.

Le ristrettezze economiche degli anni ’60 che non permettevano a tutti i lavoratori di acquistare ancora un’automobile vengono trasformate in “opportunità” e “punti di forza” così, l’essere costretti ad “accontentarsi” di un mezzo più economico (e modesto) come la Lambretta si trasforma in un segno di distinzione sociale con valori del tutto positivi.

8. Il metodo
Gli scienziati in conclusione hanno seguito un metodo: hanno prima studiato un target specifico e compreso cosa gli mancasse, hanno poi creato un prodotto – la Lambretta – per rispondere alla domanda e infine hanno “inventato” un divertente ballo – il Lambret twist - per promuovere il prodotto!

D’altra parte ce lo avevano detto sin dall’inizio che l’impresa che stavano per intraprendere mirava a raggiungere obiettivi importanti. Ve lo ricordate no? Ci avevano promesso che avrebbero inventato qualcosa che ci avrebbe fatto strabiliar: un cocktail fatto di genialità, di dinamismo, di eleganza, di potenza, tutto quello che può darti la felicità!

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Posted on: martedì, ottobre 2nd, 2007 by diego altobelli

Categorie: Brand | Comunicazione | Creatività | Culture | News.

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e con questo post caro diego ti eleggo ufficialmente mio, come si può dire.. (“blogger” non rende quel surplus che può essere bene applicato anche alla scrittura) , postatore/poster/advertising reporter preferito :-)
grazie e buon lavoro a tutta queimada.

2/10/2007 antonella