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Ancora idee sulla serialità

Da Come saremo domani di Sergio Brancato e Mario Morcellini (p. 14 di Brand Care magazine n° 004): estratti non pubblicati – ma solo per motivi di spazio! – del dibattito.

FRANCESCA COMUNELLO: Sicuramente la fiction seriale è uno dei contenuti televisivi “meno televisivo” dato che ha molteplici successive “vite” in altri media, con una tipologia differente di fruizione e di forma. Per esempio ciò avviene attraverso la produzione  di contenuti da parte di fan o altre tipologie di utenti che fanno “vivere” la serialità attraverso le proprie pratiche di fruizione, quasi indipendentemente dalla piattaforma, dallo schermo.

via

SERGIO BRANCATO: Riflettendo… La serialità, soprattutto nel campo della fiction, nasce nell’ambito della logica industriale e si lega ai processi di standardizzazione: la necessità è quella di standardizzare il prodotto sia sul piano della produzione che sul piano dei consumi, in maniera virtuosa.
Tutto questo ha funzionato, bene o male, per gran parte della storia della radio e della televisione generando i formati, i generi,  etc etc. Qualche segnale di cedimento c’è stato negli anni ’80 quando nasce la serie corale, Hill street blues, dopodiché la serialità televisiva continua a mantenere un suo tono piuttosto organico, come da tradizione, prima di “sciogliersi” nella seconda metà degli anni ’90 attraverso l’affermarsi di serie che si collocano in maniera diversa nel palinsesto (un esempio è Sex and the City che va in onda in tarda serata), oppure su canali dedicati: a questo punto c’è una sorta di moltiplicazione, di diffusione del prodotto televisivo seriale, soprattutto di fiction, in un quadro di complessificazione della televisione e del suo consumo.
Ma quello che mi interessa sapere è in che misura noi possiamo utilizzare la fiction per capire che cosa sta succedendo in questo gioco di rimando continuo, di pre-visione, che c’è tra televisione e società.

FRANCESCA COMUNELLO: La questione è complessa anche perché forse non è la fiction il punto. Cioè, forse non è analizzando la fiction che possiamo capire il rapporto tra televisione e società proprio perché, soprattutto i più giovani, la fiction viene fruita su schermi diversi, in modalità diverse, in orari diversi, dunque quasi bypassando lo schermo televisivo

SERGIO BRANCATO:  Intervenendo.

FRANCESCA COMUNELLO: Intervenendo attivamente.

SERGIO BRANCATO: Le comunità si appropriano del prodotto

FRANCESCA COMUNELLO: …e riscrivono, producono fan fiction e quant’altro… Sicuramente c’è una componente  di partecipazione attiva e mi sembra che cerchino quasi di evitare la televisione intesa in senso tradizionale, con un palinsesto, con degli orari: le fiction si vedono a prescindere dal loro orario di programmazione quindi forse non ci aiutano fino in fondo a capire.
Sicuramente, però, possono indicarci quanto l’ambiente televisivo e il web hanno da scambiarsi perché evidentemente parliamo di contenuti tipicamente televisivi che vengono fruiti in altri contesti dove le pratiche, anche le più nuove, si sviluppano attraverso contenuti  innovativi sul piano dello stile e del linguaggio, ma appartenevano a piattaforme inizialmente differenti.

Leggi il resto dell’articolo su Brand Care magazine n° 004 e approfondisci anche qui!
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Posted on: giovedì, marzo 18th, 2010 by redazione

Categorie: Brand Care online | Comunicazione | Creatività | Culture | News | Tecnologie & Web.

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