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Lego: i perché di un successo lungo (quasi) un secolo /1

Ispirano oggetti, opere d’arte, videogames e persino architetture informazionali, e a loro volta si ispirano a film, fumetti, personaggi famosi e grandi opere: il consumo contemporaneo sarebbe probabilmente diverso senza i Lego. Ma perché un brand nato 95 anni fa, e apparentemente associabile più a una cultura “meccanica” che a una logica “digitale”, continua ad avere un così grande successo?

Nel 2016 la Lego compirà 100 anni, ma senza dubbio continua a dimostrare un’invidiabile capacità di mantenersi “giovane”. Fondata nel 1916 dal danese Ole Kirk Christiansen, ha iniziato la produzione dei suoi celebri mattoncini colorati solo nel secondo dopoguerra, partendo dalla versione “classic” e arrivando negli anni successivi a formati dedicati. La serie Duplo, per esempio, è concepita per un target pre-adolescenziale, mentre la Technic (quella in stile Meccano, per intenderci) è pensata per gli adulti. Una filosofia “cross-target” che le ha permesso non solo di mantenersi in vita per quasi un secolo (nonostante una grave crisi finanziaria iniziata una decina di anni fa), ma anche di preservare e rilanciare costantemente la propria identità di marca.

Proprio nella continua iniziativa multi-target sembra risiedere il segreto di questo brand globale. Una strategia che peraltro la multinazionale applica non solo nella fase di proposta commerciale, con il lancio sul mercato di nuovi prodotti in grado di soddisfare le richieste delle nuove generazioni, da un lato, e i gusti più classici degli adulti, dall’altro; ma soprattutto nel dispiegare le proprie risorse di ampliamento: co-branding, co-marketing e merchandising in primis.

Qualche anno fa, ad esempio, Lego decise di fare il proprio ingresso nel settore dei videogames, e di presidiare successivamente questo spazio con una serie di operazioni crossmediali rivelatesi di successo. Personaggi e saghe del cinema o del fumetto come Indiana Jones, Batman, Star Wars e i Pirati dei Caraibi hanno assunto i connotati squadrati delle famose costruzioni per bambini, diventando contestualmente un videogame sponsorizzato dall’azienda nordeuropea.

In generale molti artisti e designer si sono lasciati ispirare dalle forme Lego, e nel corso del tempo ne è nata una vera e propria estetica. Molte volte sono i kit per bambini o i parchi Legoland (veri e propri santuari per gli appassionati) a “copiare” le grandi opere, come per esempio l’Allianz Arena di Monaco; in altri casi però sono gli stessi designer a riproporre nella propria oggettistica di consumo le inconfondibile forme dei mattoncini danesi (avete presente il LaCie – Brick, quel simpatico hard disk esterno?).

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Posted on: mercoledì, settembre 28th, 2011 by vincenzo bernabei

Categorie: Brand | Comunicazione | Culture | Marketing | News | Tecnologie & Web.

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[...] Qualche giorno fa abbiamo parlato del brand Lego, evidenziando come i famosi mattoncini danesi incidano ancora sui consumi di giovani e adulti. Tra parchi dedicati, app per iPhone, tavoli, locandine e community online il marchio fondato da Ole Kirk Christiansen non sembra voler mollare la presa, rimanendo leader indiscusso di un settore merceologico molto importante. [...]